Coupe de théâtre of Evs: details of an early departure.

After more than two long and intense months, I can finally reveal the truth, updating for the last time my blog on my EVS experience.

Yes, you have read correctly: this is my last article. Even though my EVS ends at the end of November coupe de théâtre are always allowed. My country called me back for a great job opportunity. But, the purpose of my blog is to share EVS experiences and tips, so if you want to know more about my life and gossip, it’s always possible to do it with a good cup of coffee.

Once I took the decision to come back to Italy, I should have faced the situation with the team. But, as  I’m curious, I tried to get some information on the web to understand the volunteer’s consequences for the premature departure. Actually, I failed my research because there were not a lot of information on the net and in the Erasmus + guide neither. So, what better proof than my experience to reveal the mystery and to debunk some myths?

Personally, nothing happened. My lovely project manager understood the situation and accepted my “resignation”. As three months lasted for the end of the project, he had two possibilities: to substitute for me with another Italian person or resident (at the end it was the final decision) or not.

Nevertheless, the main question is: what does happen to the volunteer? They say he/she has to pay for the damages created to the association. Actually, this is the extreme case when suddenly the voluntary escapes without advising someone.

My situation was completely peaceful thanks also for the good relation created with my project manager. Therefore, I didn’t pay any kind of huge amount of money as “bill”. Moreover, during these months I met a lot of volunteers with worse situation because they hadn’t good relation with their chiefs or simply they had different expectations of their EVS projects, so they left after few weeks or months. And now, they are still alive without economical persecution 😛

All the legends about the huge bill that the volunteer has to pay if he/she leaves before the official date, are fake! We are volunteers, not billionaire entrepreneurs who create big damages to the associations. We are volunteers, not prisoners. Many people seem to be scared to ask the consequences of this situation, maybe because they want to give a good impression of themselves, but it never hurts to ask!

Of course, the good sense must prevail: this means the volunteer has to advise with 15/20 days of advance the association. It’s not a written rule but they need to think and decide what to do next.

Finally, I would like to close this article and this blog thanking all people (but really, every one) who took part of this experience: those people who showed me the Evs world, all the volunteers I met on my way, my two points of reference (my family and my love), my flat/adventure mates, my project manager, the tutors, my real and fake friends, those people who used to say they would come to visit me in Spain and at the end they didn’t (I know, you were all busy :P), those people who didn’t understand what I was doing in Spain and all those people who just I met in these 6 months ❤

As I already knew, there were beautiful and difficult moments which allowed me to keep growing up and  to broaden my mind more and more. But, I am pretty sure that in some weeks, months, and years I will have only the amazing memories lived in that country which was “my home” for half year.

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I colpi di scena dello SVE: dettagli di un rientro anticipato definitivo.

Dopo più di due lunghi e intensi mesi posso uscire dall’incognito, potendo aggiornare ancora e per l’ultima volta  la mia esperienza Sve.

Si, avete letto bene: è l’ultimo articolo del mio blog. Ma come? Lo Sve non terminava a fine novembre? In realtà, anche durante un volontariato europeo sono ammessi i colpi di scena: l’Italia mi ha richiamato con una buona offerta di lavoro.

Ma considerando che l’obiettivo di questo articolo, come del resto tutto il blog, è quello di condividere esperienze e informazioni sul Servizio Volontariato Europeo  non starò qui a darvi ulteriori dettagli sulla mia vita privata. Se avete voglia di spettegolare possiamo sempre farlo davanti ad un buon caffè 😉

Una volta presa la mia decisione di rientrare in Italia, avrei dovuto affrontare l’intera situazione con il gruppo di lavoro. Ma prima, per curiosità, mi sono informata un po’ sul web per capire cosa sarebbe successo se un volontario avesse lasciato prima della scadenza ufficiale il proprio progetto SVE. I risultati sono stati scarsi compresi quelli della ricerca sulla guida Erasmus +.

E allora, quale miglior fonte se non la mia esperienza per svelare il mistero e sfatare qualche mito?

Personalmente, non mi è successo nulla! Il mio caro project manager ha capito perfettamente la situazione e ì con un po’ di dispiacere ha accettato le “mie dimissioni”.

Considerando che mancavano ancora 3 mesi alla fine del progetto, l’associazione per la quale svolgevo servizio aveva a disposizione 2 possibilità: sostituirmi o non sostituirmi.

La prima scelta (che poi è stata quella definitiva) comportava il subentro di un’altra persona italiana o residente in Italia fino alla fine del progetto.

La seconda prevedeva semplicemente il ritiro dei soldi finanziati dalla Commissione Europea per i tre mesi restanti che erano destinati alla sottoscritta per terminare il progetto.

Ma la questione più importante è: cosa succede al volontario? Si dice che sia costretto a pagare i danni che crea all’associazione di accoglienza. In realtà, questo è il caso limite quando il volontario scappa senza avvisare nessuno da un giorno con l’altro.

Il mio caso è stato completamente pacifico grazie anche al buon rapporto che ho instaurato con il mio project manager, quindi non ho dovuto pagare nessuna multa. Durante questi mesi, però, ho incontrato vari volontari, delle volte con situazioni  peggiori, dovute ai pessimi rapporti con i propri responsabili o che semplicemente avevano aspettative diverse del proprio SVE, andandosene dopo qualche mese dal loro arrivo.

Anche loro, sono ancora vivi e non sono stati perseguitati economicamente. 😛

In pratica, tutte le leggende che circolano sul fatto che il volontario sia costretto in qualunque caso a pagare somme spropositate di denaro nel caso dovesse finire prima NON SONO ASSOLUTAMENTE VERE! Siamo volontari, non imprenditori miliardari che provocano danni irreparabili alle associazioni. Siamo volontari, non prigionieri. Molte persone sembra che abbiano paura di affrontare questo argomento durante le varie formazioni, forse perché non danno “una buona impressione” ma, come si suol dire, “chiedere è lecito”.

È chiaro che nonostante ci siano problemi, deve prevalere il buon senso. Con questo intendo che bisogna dare all’associazione almeno 15/20 giorni di preavviso. Non c’è una regola precisa però è giusto dare loro del tempo per organizzarsi per le decisioni da prendere; lo considero un atto corretto e maturo.

E finalmente arrivano le conclusioni: vorrei chiudere questo articolo e questo blog ringraziando tutte le persone (ma tutte, tutte, tutte…quindi sono tantissime) che hanno fatto parte di questa esperienza: a chi mi ha fatto scoprire il mondo SVE, ai numerosi volontari incontrati sul percorso, ai miei due supporti che poi in realtà sono quattro (la mia famiglia e il mio amore), ai miei compagni di avventura, al mio capo, ai tutors, agli amici quelli veri e non, a quelli che dicevano che sarebbero venuti a trovarmi e che poi non l’hanno fatto (lo so, eravate tutti impegnati :P), a quelli che non hanno capito niente di quello che stavo facendo in Spagna e alle numerose persone che ho conosciuto in questi sei mesi ❤

Come previsto sono stati mesi in cui si alternavano momenti stupendi a momenti difficili che mi hanno permesso di crescere, maturare e aprire i miei orizzonti ancora di più. Ma sono convinta che da qui a varie settimane, mesi e anni ciò che rimarrà è il bellissimo ricordo dei numerosi attimi vissuti in quella terra che è stata la mia casa per metà anno.

 

Three people interview: recycling workshops

Summer is officially come and staying at home to work with a computer is harder. Again, my absence from the blog is due by a several elements: trips, job, my birthday, chill out at the seaside, and so on.

By the way, let’s talk about news: we are just back from a recycling workshop organized by my colleague Alex in Bellreguard, a small village close to Gandia. It was so successful that the local TV came to make a video…these are little satisfactions!  🙂

http://www.comarcal.tv/noticia.php?video=3559

Keeping with the recycling theme, in June, always thanks to Alex, there was another workshop at one of the kindergarten and primary schools of Gandia. Unfortunately, I couldn’t join the day with the children, but at least I helped Alex to plan the activities for the different targets.

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As we are a good team, during the workshop there were also my EVS colleague Svetlana and my project manager Ion. Therefore, as I wasn’t there with them I have decided to make them the protagonists of an interview.

First of all guys, was it your first time you worked with children? How did you feel the previous days of the workshop?

Alexandros: Personally, I used to work with children but yeah, in the recycling context it was my first time with them. Generally, I wasn’t worried because I knew I would have fun. The only little worry was the organization: choosing the right activities for each group with different ages, and finding all the materials required for the workshop. However, with my flatmates’ help and advices the result was perfect. Ah also, I was a bit worried about the communication but I found out that the pupils spoke English perfectly.

Svetlana: For me neither, it wasn’t my first time working with children: I have experience in collaboration with schools and youth centers. Obviously, this was my first time in a foreigner country, for this reason, my only worried was the communication too, considering that the valencian language is very common in Gandia, as well between young people. Moreover, I was afraid that kids would refuse to do the activities or they could get bored. But, thankfully it was completely the opposite!

Ion: No, I carried some children activities out during my EVS in Iceland and during my staying in Nepal, some years ago. The previous day of the workshop, I was quite excited for the collaboration with the school: this meant to sensitise children towards recycling and respecting the environment. About the organization, I was completely calm because I trusted the cooperation of the school and the good job of the volunteers. By the way, we were not looking for the perfection so, if something had gone wrong, it wouldn’t have been a serious mistake.

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Interesting! When you arrived at school, how did the children react? Did each group has the same reaction?

Ion: The children seemed to be happy and excited. Some of them also were motivated. The welcome was great in every group, as there were different activities on purpose for each target.

Svet: Before to come to the school I used to think, “I hope we will have enough material for the activities, maybe what we are bringing is not enough”. Nevertheless, as soon as we entered we saw many children with newspapers, paper rolls, cardboards, plastic bottles, and then, I realized they were waiting for us with enthusiasm…or maybe they were happy because it was the last day of school (she smiles).

Alex: Ohh, for me the welcome was extraordinary in each group! All kids were friendly and extroverted since the beginning. If we want to talk about differences: the youngest group needed to be guided and more attention, while the eldest ones were independent: they wanted to experiment and sometimes to change the result of the activity planned for them.

Svet: Exactly, the youngest children took more time to understand that some objects were realized by recycled paper rolls. In addition, you could see in their naïve faces the surprise of discovering. On the other hand, the eldest children had clear ideas and they already knew the recycling concept.

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Was it difficult to manage their attention during the workshop?

Alex: No, I tried to be briefly, playful, and interactive during the explanation and the description. The only difficulty was to manage their energy and willingness.

Svet and Ion: No, actually, it wasn’t so difficult, but it is true that without the teachers’ help we probably would have some problem (they laugh).

I can understand perfectly! What was the most funny or surprising or bad thing of this workshop?

Svet: for me there was a funny moment: after showing my lovely piggy bank, made by a plastic bottle, a 3 -4 years old child came to me so proud of my job that she invited me to her birthday…in October! (She laughs). Moreover, many children had many original ideas; this was very surprising for me.

Ion: For me, it was very surprising a sexist comment from a 10/11 years old child: even though there was a “female” queue to respect before his turn, he pretended to passed before the girls.

Alex: I was very surprising about the huge quantity of material the students had brought. Furthermore, I was very glad about the good communication as I am not a Spanish mother tongue and I have started to practice it some months ago.

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In the end, would you repeat this experience? In addition, do you suggest spending time with children?

Alex: Of course! I love to work at school and to spread the recycling philosophy in formal education context as well. Spending time with children is funny and at the same time tiring, but at the end you will feel satisfied and a bit relaxed.

Svet: Yes! My tip is to spend a part of your free time with them. They are a good therapy to relax yourself and to free your mind. For example, some day before the workshop, I was really stressed out for personal problem and after half an hour I was at school with them, I felt completely better. Moreover, I think this activity included indirectly the students’ families in order to share the waste and recycling awareness over the children.

Ion: Sure! I would repeat this experience. Actually, we are planning more projects for other schools too. Finally, I would like to suggest parents to spend as much as they can, more free time with their children…from them we can learn a lot!

Intervista a tre: laboratori di riciclaggio

L’estate è ufficialmente arrivata da più di un mese e rimanere a lavorare di fronte un computer è sempre più difficile. L’assenza dal blog a questo giro è dovuta ad una serie di elementi: viaggi, lavoro, compleanno, permanenze in spiaggia, e tanto altro.

Ma passiamo subito agli aggiornamenti: siamo reduci da un laboratorio di riciclaggio organizzato dal mio collega Alex, che si è svolto a Bellreguard, un paesino vicino Gandia. Ha avuto talmente successo (nel suo piccolo) che addirittura è arrivata la Tv locale…credo che queste siano davvero piccole soddisfazioni! 🙂

Ecco il link del video:  http://www.comarcal.tv/noticia.php?video=3559 

Restando sempre in tema riutilizzo di materiali , nel mese di giugno si è svolto un altro laboratorio, questa volta con bambini di una scuola elementare e materna di Gandia. Purtroppo, sono solo riuscita a partecipare al “dietro le quinte”: avendo un po’ di esperienza con i bambini, ho aiutato volentieri Alex a stabilire le differenti attività per i vari gruppi di lavoro.

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Essendo una bella squadra, durante la giornata del laboratorio sono intervenuti in aiuto Svetlana e Ion e dato che non ho potuto assistere personalmente al lavoro con i bambini ho deciso di renderli protagonisti di un’intervista.

Ragazzi, prima di tutto: era la prima volta che affrontavate attività con i bambini? Come vi sentivate i giorni precedenti del workshop?

Alexandros: Non è la prima volta che mi ritrovo a lavorare con i bambini però è stato il mio primo laboratorio di riciclaggio con un pubblico così giovane. In generale, non ero preoccupato perché già sapevo che mi sarei divertito con loro. L’unica piccola preoccupazione è stata l’organizzazione: scegliere le attività giuste per ogni gruppo di età diversa e recuperare tutto il materiale necessario. Però, devo dire che con l’aiuto e i consigli dei miei coinquilini è uscito un buon risultato. Ah, inoltre ero un po’ intimorito per la comunicazione ma ho scoperto con piacere che i bambini parlavano inglese perfettamente.

Svetlana: Anche per me non è stata la prima volta l’approccio con i bambini: ho avuto esperienze in collaborazioni scolastiche e in centri giovanili. Ovviamente, è stata la mia prima volta in un paese straniero, per questo motivo la mia unica preoccupazione era la comunicazione, considerando che a Gandia è molto diffuso l’uso della lingua valenziana anche tra i più giovani. Inoltre, avevo il timore che si rifiutassero di svolgere qualche attività o che si sarebbero annoiati. Ma fortunatamente è stato completamente l’opposto!

Ion: Personalmente, ho svolto attività per bambini durante il mio SVE in Islanda e anche durante la mia permanenza in Nepal qualche anno fa. I giorni precedenti ero decisamente tranquillo ed ero molto felice per il solo pensiero che avremmo collaborato con una scuola: questo significava effettuare una sensibilizzazione medio ambientale tra i bambini. Per quanto riguarda l’organizzazione, non mi preoccupava per niente: confidavo nell’assistenza della scuola ma soprattutto in voi volontari. Anche perché, non eravamo in cerca della perfezione, quindi se qualcosa fosse andato fuori dagli schemi non sarebbe successo nulla di grave.

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Interessante! E quando siete arrivati a scuola, i bambini come vi hanno accolto? I vari gruppi hanno avuto tutti la stessa reazione?

Ion: I bambini sembravano emozionati e contenti. Alcuni di essi oltre ad essere motivati erano motivanti. L’accoglienza è stata ottima in tutti i gruppi, dato che si sono scelte delle attività adatte per ogni età.

Svet: Prima di entrare a scuola continuavo a domandarmi “Chissà se ce la faremo con il materiale da riciclare, magari non è abbastanza”, però non appena sono entrata ho visto tantissimi bambini con carta da giornale, rotoli e scatole di cartone, bottiglie di plastica e tanto altro, e da lì ho capito che ci stavano aspettando con entusiasmo per il laboratorio…o forse perché era l’ultimo giorno di scuola (sorride).

Alex: Ahh, l’accoglienza per me è stata eccezionale in tutti i gruppi. I bambini sono stati amichevoli e socievoli fin da subito. Se proprio vogliamo parlare di reazioni differenti, i bambini più piccoli avevano bisogno di essere guidati e assistiti un po’ di più, mentre quelli più grandi erano più indipendenti e avevano voglia di sperimentare tanto da cambiare appositamente il risultato dei lavoretti previsti…

Svet: Esattamente, i più piccoli ci hanno impiegato un po’ di più a riconoscere che alcuni lavori fossero ricavati da dei rotoli di carta igienica e/o scottex e nel momento in cui si rivelava la vera identità si poteva vedere nelle loro dolci espressioni ingenue tanta sorpresa. Mentre i più grandi avevano idee chiare e conoscevano già il concetto di riciclaggio.

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È stato difficile gestire la loro attenzione durante il laboratorio?

Alex: No, ho cercato di essere molto breve, giocoso e interattivo durante le spiegazioni e le descrizioni. L’unico problema è stato contenere la loro energia e la voglia di fare.

Svet e Ion: No, effettivamente non è stato difficile, però c’è da dire che senza il grande aiuto delle insegnanti che monitoravano forse avremmo avuto qualche problema (ridono).

Capisco perfettamente. Qual è stata la cosa che vi ha divertito, sorpreso o perché no, fatto arrabbiare durante questo workshop?

Svet: C’è stato un momento molto divertente per me: dopo aver mostrato il tipico salvadanaio a forma di maialino rosa fatto con una bottiglia di plastica, che ho realizzato qualche giorno prima, una bambina di 3- 4 anni era talmente entusiasta del mio lavoro che mi ha invitato al suo compleanno…ad ottobre (ride).

Inoltre, molti bambini avevano tante idee originali e questo mi ha sorpreso molto.

Ion: Io, invece, sono stato sorpreso da un commento abbastanza maschilista di un bambino che avrà avuto 10/11 anni: c’era una fila da rispettare e davanti a lui c’erano delle bambine, nonostante questo lui pretendeva di saltare la fila e avere la precedenza sulle sue compagne.

Alex: Sono rimasto sorpreso dall’enorme quantità di materiale da riciclare che hanno portato gli alunni. Inoltre, nonostante non sia di madrelingua spagnola e abbia iniziato da qualche mese a praticare l’idioma, devo dire che la comunicazione con i bambini è stata perfetta!

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Per finire, ripetereste questa esperienza e consigliereste di passare del tempo con i bambini?

Alex: Certo! Mi piace molto collaborare nelle scuole e diffondere la filosofia del riciclaggio in questi contesti di educazione formale. Stare con i bambini è divertente e allo stesso tempo stancante ma alla fine del lavoro ti senti soddisfatto e anche un po’ rilassato.

Svet: Assolutamente sì! Anzi, il mio consiglio è di passare una parte del proprio tempo libero con loro. Sono un’ottima terapia per rilassarsi e liberare la mente dai numerosi pensieri della giornata. Per esempio, qualche giorno prima del laboratorio ero molto nervosa per questioni personali, ma dopo una mezz’ora che ero circondata da loro mi sentivo già meglio. Inoltre, credo che attraverso questa attività abbiamo incluso indirettamente anche le famiglie degli alunni in modo tale da diffondere la sensibilizzazione dello spreco e del riciclaggio ben oltre i bambini.

Ion: Sicuramente ripeterei questa esperienza! In realtà, abbiamo già qualche altro progetto che vorremmo realizzare anche in altre scuole. Infine, vorrei lasciare un appello ai genitori: finché potete, passate più tempo possibile con i vostri figli, da loro si può imparare veramente tanto!

 

Surrounding activities of my EVS

Writing a blog is not as easy as it seems: it takes much time, many revisions, the selection of the pictures and videos, and so on. Therefore, you will understand why I am not constant in updating my page.

After my last article in which I focused on my main activities in this EVS, today I would like to talk about the surrounding activities, no less important than the main ones. We just dedicate few hours to them as the contract says: at least one day per week, we have to help other local associations, which deal with several topics.

Up to now, we have had the pleasure to collaborate with the following local associations:

  • Globalmon is a NGO (Non-Governmental Organization), which has been carrying out projects and cooperation actions in the most impoverished and disadvantaged areas in Sub-Saharan Africa (Cameroon, Chad, Equatorial Guinea and Senegal), Latin America (Bolivia) and Asia (Sri Lanka). We have enough job to do: the website and the Facebook page management, to organize campaigns and events, to search international and local funding, and secretary skills. Thanks to this cooperation, Svetlana and I took part to the final part of Educa Solid, a project realized by Globalmon and Viviendas para Sin Techos (an association which provides services for homeless). The purpose of Educa Solid is to raise people’s awareness on international solidarity and this year, during the third edition, they have used the theatre as a tool to talk about solidarity, principles, and human rights. They set up a play in valencian language for the bachelor students of Gandia, which showed some of the several events that refugees live every day. The second part of the project was about a chat and reflection on the play watched by the young audience. Actually, I was very sceptical to talk about this delicate theme with teenagers, whose their priorities are completely different. However, I met a well-informed group with clear ideas, with meaningful and constructive opinions. For sure, this is the result of a hard work of some competent professors, who love and believe in this job, and also they are able to pass down good principles to the most complicated target group as teenagers. From this, I have understood that sometimes young people have an open vision of the world than many adults who are quite close, dull, and selfish.
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Flier of the play of Educa Solid project

  • SPAMA is one of the main dog shelter of Gandia. It hosts dogs and cats, puppies and adults. These ones are usually victims of car accident, abandonments, violent trainings, and so on. As many of you already know, between pigeon’s sheet, bedbug phobia, and the attack from a Greek goat, I am not an animal lover. Nevertheless, when I went to the dog shelter, I felt so sorry for them because I could see in their eyes pain and sadness, and I was wondering “What did they do to deserve it?” and considering how cruel the human beings are. Thankfully, after some cares and games it seems that the smile comes back on their lovely faces.
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New Svetlana’s four-legged friend in SPAMA

 

  • In the last two weeks of May, there was the RRRR Festival, organized by the Teatro del Raval of Gandia. It was a recycling festival and it included many activities, as workshops but also in the streets for both children and adults. The purpose was to underline the importance of recycling and how many things we can re – create from it. My colleague Alex, who is very interested in it, followed some events and he had the opportunity to link his passion of photography, so he worked as photographer some days of the festival.
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    The Facebook post of Teatro del Raval of Gandia

    Moreover, thanks to Alex I am learning a lot about recycling: with his help, I could change a pallet into a coat hanger, and he created a wonderful table for the living room with some pieces of wood. In addition, there are many other creations in progress (the owners will thank us for the new furniture).

 

Finally, while we wait to start to work in one of the urban fields of Gandia, I am dedicating part of my free time to grow aromatic plants: basil, mint, and sage. As it is my first time, I am having some difficulties because I didn’t know how to change the vase, choosing the correct fungicides, the right doses of water, to avoid to burn the leafs, to find the best  position for the plant (they need light but not straight light), and to fight against white mosquitos and lizards.

So, my beautiful readers, plants don’t need just water as many people think 😛

Green thumb in progress!

 

Altre attività del mio SVE

Scrivere un blog non è così semplice come sembra, c’è bisogno di tempo, revisioni su revisioni, le immagini, i video, e tanto altro. Quindi capirete perché non sono così costante nell’aggiornare la mia pagina.

Dopo l’ultimo articolo in cui ho approfondito il tema della mia attività principale in questo volontariato europeo, oggi vorrei dedicarmi alle attività “di contorno” sicuramente non meno importanti; sono secondarie per il semplice fatto che dedichiamo meno ore come stabilito da contratto: almeno un giorno alla settimana, dobbiamo lavorare in altre associazioni e/o enti a livello locale che trattano diverse tematiche.

Per il momento abbiamo avuto il piacere di collaborare con le seguenti associazioni:

  • Globalmon è una ONG (Organizzazione Non Governativa) che si occupa di realizzare progetti e azioni a favore delle popolazioni sotto sviluppate dell’Africa Sub Sahariana (Cameroon, Chad, Guinea Equatoriale e Senegal), Latino America (Bolivia) e Asia (Sri Lanka). Le attività da svolgere sono tante: dalla sistemazione del sito internet, all’aggiornamento della pagina Facebook, campagne di sensibilizzazione, organizzazione di eventi, ricerca di finanziamenti a livello nazionale ed internazionale e attività di segreteria. Grazie all’inizio di questa collaborazione, Svetlana ed io abbiamo partecipato alla parte finale di Educa Solid, un progetto realizzato da Globalmon e Viviendas para Sin techos (associazione che si occupa dei senza tetto). L’obiettivo di Educa Solid è quello di sensibilizzare soprattutto i giovani alla solidarietà internazionale e quest’anno, durante la terza edizione, hanno utilizzato come strumento il teatro per parlare di solidarietà, valori e diritti umani: è stato messo in scena uno spettacolo, in lingua valenciana, che ha rappresentato alcune delle numerose vicende che riguardano i rifugiati di guerra, destinato agli studenti dei vari istituti scolastici di Gandia. La seconda parte del progetto consisteva in una riflessione e dibattito sullo spettacolo con i giovani spettatori. Come già scritto, per questioni di tempistica siamo riuscite a partecipare solo a quest’ultima fase. Ad essere onesta, al principio ero molto scettica, pensare di affrontare un tema così delicato con ragazzi di 14/15 anni le cui preoccupazioni sono decisamente altre. Invece, mi sono ritrovata di fronte ad un gruppo ben informato, con idee chiare, con capacità di ragionare e dire la propria opinione (costruttiva e piena di senso). Sicuramente è il frutto di un duro lavoro di professori competenti che amano e credono nel proprio lavoro, e che riescono a trasmettere degli ottimi valori anche ad una generazione abbastanza complicata. Questo mi ha fatto capire che delle volte dei ragazzini hanno delle visioni del mondo decisamente più aperte e solidali rispetto a degli adulti con una mentalità abbastanza chiusa, ottusa e anche un po’ egoista.
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La locandina del progetto teatrale di Educa Solid

  • SPAMA è uno dei canili principali di Gandia, accoglie cani e gatti, sia cuccioli che adulti. Questi ultimi spesso sono state vittime di incidenti stradali, abbandoni, addestramenti violenti, e tanto altro. Come qualcuno di voi sa, tra cacche di piccioni in testa, fobia delle cimici e attacchi di capre greche, non sono proprio un’amante degli animali ma nel momento in cui sono entrata in quel canile mi si è stretto il cuore e ho visto negli occhi di quegli animali tanto dolore e tristezza al punto che mi son chiesta “Ma che hanno fatto di male per meritarsi questo?” e questo ha fatto partire mille pensieri e teorie su quanto noi essere umani siamo così crudeli. Fortunatamente, con un po’ di attenzioni e qualche pallina da lanciare il sorriso sui loro volti sembra tornare.

 

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Il nuovo amico a quattro zampe di Svetlana

 

  • Nelle ultime due settimane di maggio si è svolto il Festival del riciclaggio RRRR Festival, ideato dal Teatro Raval di Gandia. Hanno organizzato diverse attività in laboratori e nelle vie del centro destinate a bambini e adulti per sottolineare l’importanza del riciclaggio e quante cose si possono migliorare e ricavare attraverso esso. Il mio collega Alex, grande appassionato di questo tema, ha seguito alcuni momenti ed è riuscito anche ad unire la sua passione per la fotografia, realizzando degli scatti delle varie attività.
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Post della pagina Facebook del Teatro del Raval di Gandia

E sempre parlando di riciclaggio devo dire che sto imparando veramente tanto, sempre grazie ad Alex: con il suo aiuto sono riuscita a trasformare un bancale di legno in un appendiabiti e lui da una serie di pezzi in legno di scarto ha creato un tavolino da soggiorno, senza poi considerare gli altri lavori in corso (i proprietari dell’appartamento ci ringrazieranno per il nuovo arredamento della casa).

Infine, nell’attesa di iniziare a collaborare in uno degli orti urbani della città, mi sto dedicando alla coltivazione di erbe aromatiche: salvia, menta e basilico. Ovviamente per essere la prima volta è sempre un po’ più difficile perché bisogna imparare a travasare le piantine per farle respirare, a scegliere i giusti fungicidi, a dosare correttamente l’acqua, a non far bruciare le foglie, a trovare la giusta posizione ventilata e illuminata ma senza luce diretta, a combattere con le mosche bianche e con le lucertole… e meno male che dicevano “Ma che vuoi che sia? Basta dare un po’ d’acqua alla piantina ed è fatta”.

Pollice verde work in progress!

 

Erasmus + and non-profit association: two important steps of my EVS

Two months have already passed since I moved to Spain, but there are still many people asking to me “What are you doing there?”, and ok, I know that the topic is not easy to understand, above all if it deals with something unknown. However, there is another group of people, who after asking the famous question, add: “Yeah, I saw some posts of your blog in Facebook, but I didn’t read them”. In this situation, you understand there is no hope for their laziness or just the way they are (don’t worry, I still love you or maybe you will never know that I am talking about you in this article, because you are too lazy!:P).

By the way, recently we have achieved two important steps of our EVS project, and I want to share with you my happiness, but also, I think it could be a good opportunity to explain better what my “role” is in this European Volunteering.

Let’s start from the beginning: one of the objectives of this EVS was to found a no – profit association and to manage it.

Well, we are officially the founders of an association! Associaciò Cultura Creativa is a cultural non – profit association, whose main objective is to promote the European mobility for youth. The association has other purposes, such as to increase a healthy, active, and ecological lifestyle; then, we work in the local volunteering for the wellness of the community but mainly for the youth; we collaborate and we organize event and cultural, sportive, social activities. We are still creating the website, the logo and the Facebook page; very soon, everything will be ready.

Maybe, you are wondering “What have they done until now?”, actually the process has not been easy. We started with all documents after our arrival and believe me, the Spanish bureaucracy is worse than Italian one (yes, it is!). For sure, the taxes for the documents are cheaper, but some offices are open only in the morning, then the clerk (of course that one you need) starts to work at 9 o’ clock, at 10 he has the break for one hour, and finally, he comes back to work until 1 o’clock … yeah, this is a test for the patience!

The second important step is the realisation of European projects, which are included in the Erasmus + program. Let’s be clear: Erasmus is not related only to the University context, no!

The Erasmus + program includes many different categories: the most famous is the University one; then, there is the Youth Mobility and the Youth Workers area, the sportive context and so on. If you want to find out something more, I suggest you to visit the website, which explains everything: http://ec.europa.eu/programmes/erasmus-plus/node_en

Anyway, we work for the Youth mobility and Youth workers area; this means that it is not necessary being a student. In this category, there are many projects: training course, youth exchange, and EVS (what I am doing now).

How does it work? The association or the institution, which wants to develop a project for a specific target of people and with specific topics, fills an online form in to deliver to the European Commission. This one, through some guidelines, will approve or not the project; in case of affirmative answer, the institution will receive a financing based on the number of participants, number of the days, and other elements.

The European Projects have topics to develop, as well as the important objective to increase the mobility, so to travel to other European Countries for free, in this way it is also good for people with less opportunities. Moreover, it is a pity that only a minority of European know the existence of these opportunities, while the rest relates the Erasmus + program to the University area.

During these weeks, I wrote a Youth Exchange project for young people between 18 and 30 years old, who come from Italy, Spain, Portugal, UK, and Cyprus. The main issue is to give a re-education of the use of technology, to spend less time with any technological devices (mobile phones, computers, tablets, Tv, and so on), and to increase the activities in the REAL LIFE, above all outdoor activities and to promote an healthy lifestyle. Obviously, the destination of the project is Gandia.

For me, it was a trial: until some months ago, I would have never thought to achieve to write an European project, and also in Spanish!!! However, as some of you already know, I don’t back out when I have to face new situations all to discover. Actually, it was exciting, challenging and sometimes difficult too, but it was an opportunity to open more my mind and my horizons.

Now we have to wait for the final answer from European Commission, hopefully positive. Nevertheless, I will cross that bridge when I come to it, and I don’t despair because as they say “No matter what, it will be a success”.

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Promotion of Erasmus + at the “Feria del estudiante” of Gandia

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Erasmus + e associazione no – profit: due passi importanti del mio SVE

Ormai sono passati due mesi dal mio trasferimento in Spagna, eppure un bel po’ di gente ancora mi chiede “Ma che cosa stai facendo esattamente?” e fin qui ci può stare; ammetto che il tema non è semplice soprattutto se si tratta di qualcosa fuori dall’ordinario. Però c’è quel gruppo di persone che dopo la fatidica domanda aggiunge “Si, ho visto dei post su Facebook del tuo blog, solo che non ho letto” e capisci che, per la loro pigrizia o per il modo di essere, non c’è speranza (tranquilli vi voglio ugualmente bene o forse, in realtà, sempre a causa della vostra pigrizia non saprete mai che sto parlando di voi in questo articolo!).

Considerando che si sono appena realizzati due passi molto importanti del progetto e che voglio condividere con voi la mia gioia, credo che questo post sia anche una buona occasione per chiarire il mio “lavoro” in questo volontariato europeo.

Ma partiamo dal principio: tra i tanti obiettivi di questo SVE, uno prevedeva la fondazione, da parte dei tre volontari, di un’associazione culturale no-profit e l’apprendimento a gestirla.

Ebbene, siamo ufficialmente i fondatori di un’associazione! Associaciò Cultura Creativa è un’associazione culturale senza scopo di lucro, il cui obiettivo principale è quello di favorire la mobilità giovanile a livello internazionale. Da qui partono altri obiettivi, come promuovere uno stile di vita sano, attivo ed ecologico, sensibilizzando la gente al rispetto del medio ambiente, ci occupiamo di volontariato locale a favore della comunità ma soprattutto a favore dei giovani, collaboriamo alla organizzazione di eventi e attività culturali, sportive, sociali e tanto altro che può far bene alla comunità locale ed internazionale. Stiamo ancora lavorando sul sito, logo e pagina Facebook ma a breve sarà tutto pronto.

Vi chiederete “Ma, da marzo fino a maggio, che hanno fatto questi?”, non è stato per niente semplice. Abbiamo iniziato tutte le pratiche subito dopo il nostro arrivo e credetemi, la burocrazia spagnola è peggio di quella italiana (si, per davvero!). Sicuramente tutti quei bolli da pagare per i documenti hanno un costo inferiore, però l’ufficio che è aperto solo al mattino e l’impiegato che inizia a lavorare alle 9, va in pausa alle 10 e rientra alle 11 per svolgere in malo modo il suo compito fino alle 13, è una vera prova per la propria pazienza. Senza poi contare le mille versioni dei vari impiegati dello stesso ufficio che ti fanno girare come una trottola per tutta la città e su te stesso. Quindi cari italiani, c’è chi sta messo peggio di noi!

Il secondo grande avvenimento è stata la redazione e la presentazione di progetti europei che rientrano nel programma Erasmus +. Chiariamo per bene una cosa: l’Erasmus non è solo andare a studiare in un’Università all’estero, no!

Il programma Erasmus + include diversi ambiti suddivisi in categorie: il più conosciuto è quello universitario, poi la mobilità giovanile e delle persone che lavorano con i giovani, la parte sportiva e tanto tanto tanto tanto altro! Se siete curiosi vi consiglio di visitare il sito che spiega molto perfettamente tutto: http://www.erasmusplus.it/

Tornando a noi, ci occupiamo dei progetti che rientrano nella categoria della mobilità giovanile e dei lavoratori a contatto con i giovani, quindi per partecipare non bisogna essere per forza uno studente. In questa categoria sono inclusi diversi progetti: corsi di formazione, interscambi giovanili, e volontariato europeo (quello che sto svolgendo io). Come funziona? L’associazione o l’ente che vuole realizzare il progetto per un target di persone, lo scrive e lo presenta, attraverso un form online, alla Commissione Europea. Quest’ultima in base a delle linee guida approverà o meno il progetto; in caso di risposta affermativa si riceve un finanziamento stabilito in base al numero di partecipanti, giorni, e altri elementi.

Questi progetti europei oltre ad avere un tema da svolgere, hanno l’obiettivo di favorire la mobilità quindi di viaggiare in altri paesi europei con spese pagate, quindi rivolte anche alle persone che hanno meno opportunità di viaggiare. È un vero peccato che solo una minoranza ne sia a conoscenza e che la maggior parte della gente lo riconduca solo al campo universitario.

Io in queste settimane ho scritto un progetto di un intercambio rivolto a giovani di età compresa dai 18 ai 30 anni, provenienti dall’Italia, Spagna, Regno Unito, Portogallo e Cipro, il cui obiettivo è quello di una ri-educazione dell’uso della tecnologia e di passare meno tempo possibile con cellulari, Tablet, computer e tutto ciò che ci allontana dalla vita reale, favorendo diverse attività, soprattutto all’aria aperta, e uno stile di vita sano. Il luogo di destinazione è ovviamente Gandia.

Per me è stata una sfida: fino a qualche mese fa, mai avrei pensato di riuscire scrivere un progetto a livello europeo, per di più in lingua spagnola!!! Ma come qualcuno ben sa non mi tiro indietro, quando mi trovo di fronte ad una situazione completamente nuova e tutta da esplorare. Devo dire che è stato entusiasmante, stimolante e delle volte anche un po’ difficile, ma è stato un modo per aprire ancora di più la mia mente e i miei orizzonti.

Ora bisogna solo aspettare la risposta finale della Commissione Europea, naturalmente io spero che sia positiva ma non mi fascio la testa e tanto meno mi dispero perché come si suol dire “Comunque vada, sarà un successo”!

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Promuovendo Erasmus +  alla “Fiera dello studente” di Gandia

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Attimi di volontariato europeo: la formazione all’arrivo

Dopo settimane di silenzio finalmente il blog torna a raccontare!

Nonostante Gandia non sia una città grandissima è un continuo susseguirsi di avvenimenti e la voglia di viverli tutti è davvero tanta! Non appena son finite le celebrazioni de Las Fallas (ricordate?), il giorno seguente la gente locale era già pronta per le processioni della settimana santa di Pasqua.

Ma non starò a raccontarvi nel dettaglio le numerose sfilate religiose, anche se sono state abbastanza curiose: rivivono i vari momenti della passione di Cristo, un po’ come in Italia con la via Crucis solo che sono incappucciati e abbastanza inquietanti.

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No tranquilli, non sono membri Ku Klux Klan!

Ma come ho già detto, oggi non voglio soffermarmi su questo argomento, vorrei approfondire un po’ cosa succede in questa vita da volontaria europea.

Ogni persona che decide di intraprendere uno SVE (Servizio Volontariato Europeo), è tenuto a svolgere una formazione all’arrivo organizzata dall’agenzia nazionale del paese di accoglienza.  In questa formazione, che dura circa una settimana, tutti gli ultimi volontari arrivati si radunano: a volte il numero di partecipanti è molto alto (si parla di centinaia di persone) e altre volte si tratta di gruppi molto più piccoli. Si svolgono laboratori di riflessione, d’interazione, di creatività, di preparazione culturale e professionale relazionata al mondo Erasmus +.

Io ho avuto la fortuna di svolgere la formazione a Girona, in Catalogna. La bellezza di questa “piccola” città mi ha sorpreso, tanto da preferirla a Barcellona.

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Girona

I formatori che ci hanno seguito sono veramente speciali: sono riusciti a farci divertire, riflettere, a tirar fuori il meglio di noi e farci provare emozioni profonde. I laboratori proposti erano divisi principalmente su una prima fase più attiva (lavorare in gruppi, seguire le istruzioni del “gioco”, creare, collaborare fisicamente e mentalmente) e su una seconda fase basata sulla riflessione e sulle emozioni provate durante le attività.

Il primo giorno sembravano dei pesci fuor d’acqua: ci siamo ritrovati sballottati da una città all’altra, senza capire esattamente cosa ci sarebbe aspettato. Abbiamo incontrato persone di nazionalità diversa (Estonia, Francia, Egitto, Russia, Paesi bassi, Irlanda, Serbia, etc etc), vissuto 24/24 H per una settimana con loro e tutti insieme abbiamo dato vita ad uno scambio di culture, tradizioni, informazioni, risate, discussioni, fino ad arrivare all’ultimo giorno in cui ci sentivamo una grandissima famiglia.

Poi, ad un tratto, è arrivato il momento di tornare a casa (sia ben chiaro, la casa spagnola), ci siamo resi conto di non essere esattamente le stesse persone di inizio settimana. Si fa fatica a salutare quel compagno di stanza che sembra conoscerti da anni ma che in realtà è entrato nella tua vita solo da qualche giorno.

E speri di rincontrare un domani, sulla tua strada, ogni singolo membro di questa nuova famiglia.

Moments of european volunteering: on arrival training

Finally, after some weeks of silence, my blog is back to tell!

Even though Gandia is not a big city, there are many events that occur, and we really want to live all of them! After the last day of Fallas, the local people were ready with a new celebration related to the Easter week. I am not going to tell you all the details of these religious parades, even if they were quite curious because the parades were composed by people wearing  special clothes, for me very scaring.

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No no, don’t worry, they are not members of Ku Klux Klan!

Anyway, it is not my purpose to talk about another Spanish celebration, today I would like to focus more on the European volunteer’ s life.

Each person, who starts an EVS project, has to attend the “On arrival training”, organized by the National Agency of the host country. During this weekly training, many volunteers, from different cities of the host country, participate to several workshops based on interaction, meditation, creativity, interculturality, and professional training related to the Erasmus + context.

I was lucky to spend my on arrival training in a beautiful city of Catalunia, Girona. I liked it so much as I prefer it than Barcelona.

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Girona

This training was special also for our lovely trainers: thanks to them we had fun, we thought deeply about the experiences we are living, about our life, and our feelings. The activities proposed were mainly divided in 2 parts, the  first one, more active (following the rules given, creating, collaborating, and so on) and the second one more reflective, for example how we felt during the  activity.

The first day, I think we were a bit uncomfortable as we moved to another city, without knowing exactly to expect from this training. We met many people of different countries (Estonia, France, Russia, Egypt, Ireland, Serbia, Netherlands, …), we started to live together 24 h per day for almost one week, and from then, we began to exchange cultures, customs, laughter, arguments, and so on up to create a new big family.

Suddenly, it was time to get home already (I mean, the Spanish home). You feel a bit changed and a bit more grown up. It is hard to say goodbye to your roommate who seems knowing you for years, but actually, he/she came into your life just few days before.

At last, you start to hope to meet again on your way, every single member of that new big wonderful family!